Messosi in luce nelle fila del Nacional di Montevideo (3 gol in 6 partite ad appena 18 anni) e poi prontamente acquistato dalla AS Roma (con la Primavera ben 14 gol in 10 partite giocate), Nicolas Lopez (10/1993) rappresenta uno dei migliori talenti uruguaiani e di tutto il sud america. Attaccante centrale d’inserimento di non facilissima collocazione tattica per via di una certa ambivalenza nei movimenti, Lopez pare esprimersi al meglio come unico terminale di gioco se affiancato da due centrocampisti offensivi ( o seconde punte arretrate) capaci di facili scambi palla a terra ed in grado di sistemarsi a non più di 10-15 metri dal suo primo movimento (si pensi ad un 4-3-2-1). Giocatore dal fisico ancora piuttosto acerbo, ma dalla buona struttura e proporzione (175 x 70), il giovane uruguaiano dimostra tanta reattività nei primissimi metri (specie senza palla e nel sapersi girare spalle alla porta) che poco presenza sia in fase di resistenza al contatto (difesa del pallone) che nell’uso del corpo in situazioni di poco equilibrio. Velocità ed accelerazione risultano nella norma. Un sinistro naturale di grande istinto, non potente nè particolarmente preciso nel calcio, ma di grandissima reattività, tecnica e imprevedibilità, abbinato ad uso del destro più che buono (in alcune giocate addirittura ambidestro) lo rendono difficilmente contrastabile sia nelle situazioni di sguardo alla porta che nella percussione tra i due centrali (non è mai facile capire su quale piede farà il movimento). La particolarità di Lopez pare stia nella innata tendenza a cercare la profondità ed a proporre l’appoggio alla verticalizzazione partendo da posizione molto defilata (quasi da esterno alto), azione questa (data la sua quasi unicità) che crea molta confusione sia alla coppia centrale che alla catena difensiva terzino/ultimo centrocampista (è difficile capire a livello tattico chi debba uscire, se il terzino o il centrale). Se da un lato tutto ciò favorisce il singolo, seri dubbi restano su un’ipotetica coordinazione dei suoi movimenti con gli altri giocatori offensivi: l’occupare zone “non sue” creerebbe confuse e pericolose (ci si espone al contropiede in situazioni di difesa schierata) sovrapposizioni con altri colleghi di reparto (il calciatore d’attacco che verte a sinistra avrebbe meno spazio ed al contempo la poca presenza in zona centrale porterebbe la difesa avversaria a salire fino a fare pressing: elevato rischio di perdere il pallone e di ripartenza ). Tecnicamente parlando, Lopez dimostra di essere un calciatore di primo livello, completo nel repertorio e nella padronanza dei due controlli (molto meglio il secondo, tuttavia), in grado di poter esprimere tanto cinismo in zona gol (grande freddezza nell’aria piccola e capacità di calcio con qualsiasi parte del piede), quanto una ottima facilità di gioco sullo stretto e di palleggio (migliorabile nel gioco di prima in fase di servizio nell’assistenza ai compagni). Un calciatore di difficilissima valutazione: l’immagine complessiva è quella di un elemento di indubbia qualità tecnica e mentale (un ragazzo davvero senza timore e con grande sicurezza nei propri mezzi), dotato di grandissimo senso del gol e di completezza nel repertorio, al quale tuttavia – oltre al fisico ed alla presenza se marcato a uomo – mancano ancora le caratteristiche per poter giocare in un campionato tattico e difensivamente preparato come quello italiano. Senza una crescita massiccia sul fronte della collocazione in campo rischia sul serio di perdersi.
Fisico: 5/7 Tecnica: 5/7 Tattica: 4/7 Carattere: 6/7 Potenziale: 6/7
Voto: 5 su 7
Uno degli elementi più in vista del settore giovanile italiano è il trequartista di origine brasiliane Daniel Bessa. Da poco diciannovenne (01/1993), di proprietà dell’FC Internazionale, Bessa rappresenta il classico rifinitore da collocare dietro le punte come elemento più avanzato in un centrocampo a 4 (4-3-1-2) o come ultimo elemento di rapporto dietro una punta di grande posizione (non è da escludere una collocazione anche come terzo a centrocampo nei panni di una mezz’ala di qualità). Giocatore dal fisico solido, ma piuttosto mediocre (173 x 68), sia in termini di qualità dinamiche (pochissima progressione e piuttosto bloccato anche sui primi metri) che statiche (equilibrio e stamina), Bessa preferisce una modalità di gioco più basata su ritmi compassati e geometrie palla a terra, piuttosto che sui movimenti del trequartista moderno: la poca capacità d’inserimento (i movimenti sono applicati con buonissima precisione, ma è l’incisività fisica ed l’aspetto mancare) ed una certa lentezza nel cogliere la profondità, ne fanno più un numero 10 anni ’70 (svincolato dalla manovra complessiva e tendente a non alzare i ritmi), nonostante la qualità complessiva sia ben lontana dal poter garantire grande incisività sul fronte offensivo, sia in termini di presenza in zona gol che come qualità nell’ultimo passaggio o nel saper creare superiorità numerica. Un destro naturale di grande pulizia e buona tecnica, ottimo nel saper calciare da ogni posizione, (meno dalla distanza in quanto solo più che discreto in termini di potenza) senza tuttavia essere troppo reattivo nella conclusione; l’uso del mancino, invece, appare ancora troppo limitato alle situazioni di secondo controllo e servizio. Sul fronte tecnico Bessa si presenta come un giocatore di ottima tecnica (almeno per il livello del girone C del campionato Primavera: in assoluto il meno qualitativo di tutti), preciso nel primo passaggio e nella facilità di fraseggio, solido nel gioco di gambe e potenzialmente anche in possesso di un mirabile lancio (usato raramente data la prossimità di manovra rispetto all’area di rigore), ma non ancora sufficientemente in grado di sfruttare le sue qualità per un poco maturo senso della giocata e della lettura dell’azione (tende a defilarsi con poca coordinazione rispetto allo sviluppo della manovra e nel cercare soluzioni personali senza mettersi al servizio di un’azione ragionata e spesso dà l’impressione di essere un corpo estraneo alla squadra). Ciò che sorprende in positivo del giovane italo-brasiliano è la freddezza in alcune soluzioni di gioco, specie sul fronte della concretizzazione ( a rete) o nel saper superare le fasi più aspre della partita (squadra in inferiorità numerica, difesa avversaria schierata rigidamente, nervosismo in campo): laddove molti giovani calciatori emotivamente parlando soffrono i continui cali di applicazione, passando dall’euforia alla abbattimento in pochissimo tempo, Bessa riesce a mantenere quasi sempre buoni livelli di presenza psicologica e di spirito di iniziativa. Sul fronte del non possesso invece il livello della disponibilità al sacrificio e nel pressing lo pongono senza dubbi come un elemento di grande utilità. La valutazione complessiva si assesta a livelli lontani per poter ambire ad un futuro nell’Inter (Coutinho è di un altro livello, eppure è stato mandato via) e forse più si adatta ad un immediato in una media “cadetteria”. Il confronto con alcuni dei migliori numeri 10 italiani della sua generazione lo vede in netta inferiorità e la non presenza in alcuna selezione giovanile (nonostante il prestigio e l’influenza della sua squadra di club) contribuisce a spiegare meglio il suo valore complessivo. Il calcio è imprevedibile, così come i potenziali di crescita, ma per adesso siamo molto lontani da qualsiasi qualità degna di prestigio.
Fisico: 4/7 Tecnica: 5/7 Tattica: 4/7 Carattere: 6/7 Potenziale: 4/7
Voto: 4 su 7
Fino a due anni fa il russo Aleksandr Sergeyevich Kozlov (03/1993) rappresentava uno dei migliori talenti calcistici a livello mondiale, capace di segnare – a cavallo tra le selezioni under 17 e 19 – ben 33 reti in 37 partite. A seguito di una flessione dovuta ad una serie di infortuni, Kozlov sta gradualmente recuperando prestigio e considerazione grazie all’esplosione nello Spartak di Mosca, squadra proprietaria del suo cartellino e di cui Kozlov è attualmente titolare. Punta centrale di movimento dotata di grande rapidità (stranamente spesso collocato come unico terminale offensivo, nonostante pecchi nei movimenti nell’area piccola), il giovane russo fa della facilità di movimento in orizzontale e nella reattività d’inserimento le sue migliori, caratteristiche che al momento lo rendono più pericoloso sul fronte tattico (elusione della linea difesa e funzionalità per i tagli dei compagni) che in termini di finalizzazione (appena 1 marcatura in 7 incontri in questa stagione). Per la sua duttilità nei movimenti e per l’innata resistenza e velocità, noi sosteniamo che un suo impiego in posizione più defilata (in un 4-3-3 largo a sinistra o come seconda punta dietro un attaccante di grande finalizzazione) possa giovarli nelle due fasi di gioco e tenerlo più lucido come terminale della manovra (le ragioni della sua collocazione “poco” corretta sono dovute anche alla volontà societaria di non togliere spazio – e visibilità – all’altro talentino Ananidze, calciatore di sì maggior talento, ma di minore “presenza” in campo). Giocatore dal fisico minuto, ancora poco muscolare, ma molto ben strutturato (170 x 68), Kozlov ricorda per struttura fisica Miccoli del Palermo, non tanto per l’ovvia somiglianza nell’altezza e nel peso, ma anche e sopratutto per le proporzioni (baricentro basso) e per i movimenti: simile falcata e cambio di passo palla al piede. Ambidestro di ottima tecnica in corsa e movimento, ancora non precisissimo nel controllo a bassi regimi, l’attaccante dello Spartak vanta un repertorio nel palleggio e nel controllo discretamente completo (date le sue caratteristiche c’è di meglio), ma la facilità di tiro e di servizio con entrambi i piedi (specie considerando la medesima potenza di calcio) lo rendono molto imprevedibile sia in fase di marcatura diretta che a zona (potendo svariare su più lati ed avendo due piedi di appoggio, resta difficile capire quale movimento effettuerà, considerando altresì la notevolissima accelerazione nei primissimi metri). Impressionante la reattività nel calcio e la precisione nel concludere in movimento (un peccato davvero vederlo svariare a 25-30 metri dalla porta). Sul fronte tattico – come già detto – si dimostra più utile lontano dalla porta e nel lavoro per i compagni (bravo nel movimento ad uscire per favorire il taglio centrale dei centrocampisti e nel defilarsi portando a sé terzino e secondo marcatore) ed in più il grande carattere e temperamento lo fanno prestare anche a compiti di pressione e di copertura sul primo centrocampista avversario. Migliorasse nel giocare spalle alla porta e se guadagnasse in cinismo nel giocare vicino all’area di rigore potrebbe davvero confermarsi tra i migliori giovani dell’est in assoluto. Di solito gli attaccanti brevilinei e di movimento (Aguero) imparano prima a giocare vicino alla porta e poi a sviluppare maggiore presenza sul fronte tattico: Kozlov pare stia vivendo uno sviluppo inverso. Il contratto al 2016 lo rende ancora poco trattabile (non è comunitario), ma dato l’attuale costo risibile del cartellino (si parla di appena 3 milioni) potrebbe davvero risultare un affare enorme per club di medio livello in cerca di probabilissime plusvalenze. Il classico calciatore sul quale occorre coraggio e voglia di rischiare: in 2 anni potrebbe valere almeno 5 volte tanto.
Fisico: 4/7 Tecnica: 6/7 Tattica: 6/7 Carattere: 6/7 Potenziale: 5/7
Voto: 5 su 7
Jesus Fernandez Saez – altrimenti noto come Suso – è senza dubbio alcuno tra i migliori giovani registi di centrocampo di tutto il panorama europeo. Spagnolo di proprietà del FC Liverpool, non ancora diciannovenne (11/1993) ma con già alcune presenze con i Reds, Suso si presenta come un regista basso di grandissima qualità, in grado di giocare sia come classico centrocampista d’impostazione (si pensi al canonico 4-3-3 di firma ancelottiana) o come trequartista arretrato (a 35-40metri dalla porta) in un intrigante 4-2-3-1 come primo riferimento davanti ai due mediani di rottura. Giocatore dal fisico leggero e dai ridotti margini di crescita dal punto di vista muscolare (178 x 70), Suso vanta sì buone qualità dinamiche sul breve (accelerazione ed elevata dinamicità), ma perdendo in prestanza inesorabilmente sia in fase di allungo (raro tuttavia vederlo muoversi oltre una certa e ristrettissima area di gioco) che in fase di contrasto, nonostante la capacità d’equilibrio sulla pressione risulti sorprendentemente elevata per un calciatore del suo peso. Mancino naturale di elevatissima fattura, non potente, ma pulitissimo, tecnico e morbidissimo nel tocco, il regista spagnolo impressiona per la precisione e l’altissima caratura del lancio e del fraseggio: preciso, dalla grande visione di gioco ed in grado di sviluppare soluzioni di passaggio di grande imprevedibilità e creatività (mirabili cambi di gioco, verticalizzazioni al millimetro e lanci da 50 metri). In fase di creazione del gioco è tra i pochissimi “geni” del calcio giovanile mondiale. A fronte di un sinistro raffinatissimo, perde molto nell’uso esclusivo del piede, mostrando inoltre sul fronte del raggio di passaggio una non enorme ampiezza di “apertura”. Dotato di grande carattere nel ricercare palla e nel proporsi come costante fulcro del gioco, Suso ha in tutto le movenze del grande regista (movimenti smarcanti senza palla, costante nel proporre l’appoggio, movimenti verticali per accorciare la squadra), per quanto la non matura rapidità della soluzione e il frequento eccesso del possesso palla spesso lo portano a ricevere ripetuti ed insidiosi raddoppi di marcatura (molto pericolosi data la cruciale zona di campo occupata). Se sul fronte tattico in fase di possesso la qualità del calciatore è altissima, lo stesso non si può dire nella fase di rientro: la buona fattura della diagonale difensiva e la facilità nel tenere stretti i reparti lo aiutano nel costruire un’efficacia strategia di copertura, ma la lentezza nel chiudere direttamente gli spazi e nel saper gestire l’avanzata avversaria a difesa non schierata lasciano intravedere più che limiti tattici, una certa - e forse temporanea – insicurezza a livello caratteriale (in questo ricorda molto il primo Montolivo dell’era Prandelli). Affiancato da due centrocampisti di grande corsa ed agonismo guadagna molto in sicurezza ed in facilità di gioco, mentre è ancora dubbia la sua coesistenza con elementi dotati di maggior spessore tecnico. Sul fronte della presenza offensiva soffre la collocazione piuttosto lontano dalla porta, ma da fermo sa rappresentare per i compagni una notevolissima arma di offesa grazie alla capacità di calcio sia rientrare e ad uscire oltre che nella mirabile precisione nell’ultimo passaggio e sulle palle filtranti. L’età è ancora da calciatore Primavera, ma la qualità è già da elemento di prima fascia: grande classe, testa sempre alta e fantasia ai massimi livelli. Se con l’esperienza riuscisse migliorare in velocità d’esecuzione e magari anche sul fronte della resistenza fisica al contatto potrebbe davvero affermarsi come il prossimo regista della tecnicissima Spagna. Al momento troppo acerbo per una grande squadra, ma già tra 16 mesi potrebbe valere una fortuna.
Fisico: 4/7 Tecnica: 7/7 Tattica: 5/7 Carattere: 5/7 Potenziale: 7/7
Voto: 6 su 7
